venerdì 20 novembre 2009

KaYaPò


Ascoltare – Parlare – Crescere – Volare
Questi quattro infiniti sintetizzano gli ideali di vita che orientano l’esistenza del popolo kayapò.
Meticolosa e assidua è la cura con la quale, dalla nascita alla morte, il corpo umano è trattato e rivestito. L’ornamento è il mezzo con cui si esprime tanto l’individualità, quanto il progredire della persona all’interno del gruppo. La valenza simbolica di questi oggetti è palesemente allusiva…






l’ornamentazione dell’orecchio per meglio ascoltare....












l’ornamentazione della bocca per meglio parlare.... la cultura kayapò si fonda sulla tradizione che è sempre stata trasmessa oralmente, dal mondo maschile; per questo le donne non portano il dischetto labiale , in quanto le loro parole per quanto concerne la vita pubblica non hanno lo stesso peso e valore



l’uso delle piume richiama il volo, antico e ancestrale sogno umano; simboleggia la capacità di superare tutto, gli ostacoli e la morte



Fin dai primi giorni di vita di un individuo la madre, la nonna e le zie materne sono occupate a preparare piccoli bracciali e fascette per le gambe e braccia, che stanno ad indicare il progresso o meno nello sviluppo fisico del bambino….misuratori della crescita.


La carta etnografica di identità dei kayapò è il taglio dei capelli a forma di triangolo e la pittura del corpo nei colori rosso e nero. La pittura corporale è elemento di estetica, ordine, pulizia del corpo. Dalla nascita alla morte il kayapò è sempre dipinto;


Il ROSSO è utilizzato per le parti del corpo a cui sono associate energia, salute, tranquillità, delicatezza, tenerezza, agilità, sensibilità, e che sono destinate al contatto col mondo esterno: piedi, mani, volto, qualsiasi estremità del corpo e di oggetti ornamentali.





Il NERO definisce l’identità della persona, il passaggio di età, lo stato sociale, si applica su tronco, testa e parti superiori degli arti.









I motivi decorativi sono sempre retti, geometrici e ispirati alla pelle di alcuni animali: serpente, tartaruga, formichiere, tapiro, pesci, giaguaro…







La produzione artigianale fa parte dell’essere kayapò e l’oggetto diventa un segno di riconoscimento di chi lo ha prodotto.






I kayapò, ripetendo l’eterno tracciato circolare del sole, cantano e danzano al suono e ritmo dello strumento, dal crepuscolo all’aurora. In questo modo ritornano nella notte dei tempi, ricreando nel presente l’energia necessaria per la continuità, la riproduzione della vita e l’equilibrio comunitario.

Il fumo allontana le negatività e gli spiriti del male...







Se volete proseguire il viaggio ancestrale, visitate il blog http://chapa-chapa.blogspot.com/ per scoprire il meraviglioso mondo dei miti Kayapò.

sabato 5 settembre 2009

BRASILia una città senz'anima




























BOlogna BUSONA

"...Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie... Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura... Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna cullati fra i portici cosce di mamma Bologna... "


















"Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto, rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato..." Bologna di Francesco Guccini

domenica 1 febbraio 2009

Vovò Erico


Erico vive solitario nella foresta lontano dagli uomini.
Pronuncia i suoni con difficoltà... il suo quotidiano non prevede parole..
Accarezza il volto di una ragazza sullo schermo e parla ad una scatola sorda.
Sprofonda nel silenzioso fragore della natura selvaggia ed incontrastata. Sfoglia e mostra le sue memorie, custodite in una valigetta nera per proteggerle dalla polvere dell’oblio.
Sorride e si racconta ma presto torna taciturno e pensoso...















O' PAI O'


O' PAI O' ...espressione tipica bahiana... sta a significare "GUARDA UN PO'..."
Vite vissute, caldi colori, animi in festa, musica e danza, vitalismo disordinato e affascinante ma anche calma contagiosa e ...tanta voglia di ritornare!










Chapada Diamantina





























Nodo in Gola di Felicità
























domenica 25 gennaio 2009

LIBERTA'

"...Liberdade, essa palavra que o sonho humano alimenta, que não há ninguém que explique e ninguém que não entenda..."




"Quero una solidão, quero um silêncio, uma noite de abismo e a alma inconsútil, para esquecer que vivo, libertar-me
das paredes, de tudo que aprisiona; atravessar demoras, vencer tempos pululantes de enredos e tropeços,
quebrar limites, extinguir murmúrios, deixar cair as frívolas colunas de alegorias vagamente erguidas.
Ser tua sombra, tua sombra, apenas, e estar vendo e sonhando à tua sombra a existência do amor ressuscitada.
Falar contigo pelo deserto."


*


"Voglio una solitudine, voglio un silenzio, una notte di abisso e l’anima inconsutile, per dimenticarmi che vivo, liberarmi
dalle pareti, da tutto ciò che imprigiona; attraversare gli indugi, vincere i tempi pullulanti di intrecci e ostacoli,
infrangere limiti, estinguere mormorii, lasciar cadere le frivole colonne di allegorie vagamente erette.
Essere la tua ombra, la tua ombra, soltanto, e star vedendo e sognando alla tua ombra l’esistenza dell’amore risuscitata.
Parlare con te attraverso il deserto"

Cecília Meireles

Centro de Recuperação de Rededenção, dicembre 2008